IL DISPACCIO

Rassegna stampa

IL DISPACCIO MENSILE DI TRAMA PLAZA: GIUGNO

 

Il dispaccio di Trama Plaza, firmata Laila Bonazzi, vuole essere un aiuto a stare al passo: una breve rassegna stampa mensile con gli aggiornamenti su moda e sostenibilità, ma anche ispirazioni pop per sentirsi più leggeri, accenni d’arte e le notizie più importanti sulla crisi climatica (quelle spiegate in modo chiaro).

1. GLI STATI GENERALI DELLA MODA (IN)SOSTENIBILE A COPENAGHEN

 

Serve a qualcosa oppure no? È dal 2009 che tutti si chiedono se l’organizzazione no profit Global Fashion Agenda riesca veramente a fare pressione sui brand di moda per una svolta a impatto positivo sul pianeta e sulle persone. La risposta non l’abbiamo certo noi, ma sicuramente segnaliamo che il Global Fashion Summit 2022 a Copenaghen ha riservato qualche sorpresa. Questo evento è una specie di riunione plenaria dell’industria moda per parlare di sostenibilità. Sullo stesso palco si sono ritrovati grandi brand, colossi del fast fashion e del lusso, esponenti della filiera, giornalisti e organizzazioni no profit. Tutti hanno ben chiari gli obiettivi da raggiungere: decarbonizzazione della filiera, circolarità dei materiali e migliori condizioni di lavoro e di salario per tutti i lavoratori (sono circa 70 milioni quelli che lavorano nella filiera moda). Già, ma come arrivarci a questi obiettivi? Se lo chiede la nostra penna di riferimento, Silvia Gambi di Solo Moda Sostenibile, che era proprio a Copenaghen a moderare un panel (brava Silvia!): cliccate qui per leggere il suo riassunto o qui per leggere quello di Vogue Business (in inglese). Tra gli annunci più chiacchierati, la collaborazione tra il colosso cinese del super fast fashion Shein e la ong The Or Foundation, che lavora molto duramente in Africa per combattere i problemi legati ai rifiuti tessili e ai quintali di abbigliamento usato spedito qui dai Paesi occidentali. Un’organizzazione serissima fondata dall’americana Liz Ricketts. Ebbene proprio loro prenderanno da Shein 15 milioni di dollari di sovvenzioni. È giusto oppure no? Tutti hanno voluto dare la propria opinione (molto contraria Livia Firth di Ecoage). Se anche si tratta di greenwashing da parte di Shein (che non ha nessuna intenzione di modificare il proprio modello di produzione), di certo The Or Foundation saprà fare buon uso di questi soldi.

2. I GUAI DELL’HIGG INDEX E IL PROBLEMA DELLE MISURAZIONI

 

L’Higg Index è una metodologia di valutazione della sostenibilità dei materiali utilizzata da molti brand di moda. È davvero molto diffuso. Beh, sta passando un brutto periodo. Dopo qualche critica sporadica, un articolo del New York Times ha riassunto le maggiori obiezioni, tra cui il fatto di favorire le fibre sintetiche rispetto a quelle naturali (che utilizzerebbero più acqua e pesticidi) e di non tenere in considerazione il trattamento dei lavoratori nelle sue valutazioni. Questo a grandi linee. L’articolo ricorda anche che, in realtà, il problema di base è la mancanza di dati approfonditi e universalmente accettati in tema sostenibilità della moda. Sembra un dettaglio, ma per un’azienda è davvero molto importante fissare degli obiettivi misurabili da raggiungere. Come faccio a sapere se sto diventando più sostenibile se non posso misurare i progressi? E se io li misuro in modo diverso da un altro brand, come possono capirci qualcosa i consumatori? Qualche considerazione sul sito di Elle Italia se volete approfondire. Non dimentichiamo che è in arrivo (con calma) anche la nuova strategia europea per il tessile sostenibile, ben spiegata qui su EconomiaCircolare.com. Sarebbe ora di avere qualche bella legge che costringa le aziende di moda a non danneggiare il pianeta e le persone? Molti pensano proprio di sì.

3. PITTI UOMO A FIRENZE: ANCHE IL GUARDAROBA DI LUI SI TINGE DI VERDE

 

Da qualche edizione la fiera della moda uomo per eccellenza si sta dedicando alla sostenibilità. Segno che, con qualche ritardo rispetto alla moda femminile, anche in questo ambito la sensibilità cresce (finalmente!). Per ogni edizione la giornalista e curatrice Giorgia Cantarini seleziona brand emergenti e sostenibili che vengono poi ospitati durante la kermesse fiorentina per farsi conoscere. È un appuntamento importante perché è una fiera dedicata ai buyer, i compratori. Ho fatto quattro chiacchiere con Giorgia per sapere chi ha invitato quest’anno in questo articolo su Marie Claire. Mentre qui su Lifegate c’è un altro riassunto di tutto il green di Pitti Uomo visto dalla giornalista Ilaria Chiavacci.

4. ISPIRAZIONI POP: SERVONO DAVVERO I CONSIGLI DELLE CELEBRITÀ PER DIVENTARE PIÙ SOSTENIBILI?

 

La faccenda è questa: sono sempre molto sospettosa quando qualche vip, cantante o attore che sia, si mette d’impegno per insegnare alle persone come vivere in modo più sostenibile. Soprattutto se la celebrità in questione viaggia su aerei privati e vive in case che consumano tanta energia quanto il Nicaragua. Parliamo della cantante Billie Eilish (contro cui non ho nulla di personale). Dopo aver sfoggiato un abito Gucci frutto di upcycling al Met Gala, ha organizzato durante il suo tour alcuni eventi di sensibilizzazione su clima e consumi, con tavole rotonde e anche swap party. Vogue Business si chiede – come me – se siano davvero efficaci queste iniziative da parte delle celebrità. Hanno qualche effetto convincente sui fan? Almeno Billie è vegana. Le diamo il punto coerenza.

5. LA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA: I PERCORSI GREEN SUGGERITI

 

Fino al 27 novembre si può visitare la grande esposizione internazionale dal titolo “Il latte dei sogni” sotto la direzione di Cecilia Alemani (qui una bella intervista alla prima curatrice donna italiana della Biennale). La Biennale può spaventare perché è davvero una mostra abnorme, che conta anche innumerevoli esposizioni collaterali. Se vi ci avventurate, partite dai riassunti ben fatti da Artribune per farvi un’idea: cosa vedere assolutamente e la loro classifica di top e flop, nonché tutti i leoni assegnati se siete appassionate di premi. Inoltre, segnalo alcuni articoli che raccontano le opere dedicate all’ambiente, al clima e alla sostenibilità: Repubblica ha messo insieme un percorso ad hoc (articolo su abbonamento); qui un altro mini tour con spiegazione del Padiglione Italia; l’artista sudcoreano Chun Kwang Young ha creato un’installazione di libri di scarto con architettura di Stefano Boeri; e c’è anche la prima installazione carbon neutral di Arcangelo Sassolino ispirata a Caravaggio.

6. SICCITÀ: A CHE PUNTO È LA MODA COI CONSUMI IDRICI?

 

Mi sono data il compito di inserire ogni volta almeno una notizia dedicata alla crisi climatica. Perché la moda non è un contenitore a sé stante, ma è profondamente connessa alla crisi planetaria che stiamo vivendo. In generale posso suggerire tre newsletter gratuite, scritte bene, per chi vuole prendersi l’impegno di capirne di più su ambiente e clima: Il climatariano del direttore di Lifegate Tommaso Perrone, Areale del giornalista di Domani Ferdinando Cotugno, e Il colore verde di Nicolas Lozito, giornalista de La Stampa.
La notizia di giugno è indubbiamente la siccità: come siamo arrivati a questo punto di emergenza? Lo spiega bene in questo articolo su Repubblica Antonello Pasini, fisico del clima presso il CNR (dai, è breve, leggetelo).
E non ho potuto fare a meno di pensare che la moda è un’industria estremamente assetata, con consumi idrici davvero importanti. Tanto che oltre alla carbon footprint di un capo di abbigliamento, si parla anche di water footprint – impronta idrica, ovvero si misura quanta acqua è servita per produrre quel pezzo dal campo al negozio. Secondo gli studi della Ellen MacArthur Foundation vengono impiegati ben 93 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno dall’industria tessile tra coltivazione e produzione, un volume pari al 4% dell’acqua potabile globale. State pensando ai vostri jeans? Vero, il denim è spesso messo sotto accusa per il consumo d’acqua necessario per produrlo, ma anche l’impatto dei nostri lavaggi casalinghi non scherza. Vale la pena ricordare allora due belle storie italiane di denim sostenibile: quella della costante innovazione tecnologica firmata Candiani e l’upcycling di pezzi vintage di Blue of a Kind.

Grazie di averci seguito fino a qui. Segnalateci se leggete qualcosa di interessante che varrebbe la pena condividere. Al mese prossimo. Laila Bonazzi